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Il costume tipico femminile prende il nome de “LA PACCHIANA”, viste le sue ricchezze e particolarità.
Grazie alla sua singolare bellezza è stato premiato nel 1934 in occasione delle nozze di Re Umberto II come il più bello d’Italia; e nel 1981 ha ottenuto il premio come miglior costume nella rassegna mondiale del folklore tenutasi a Bogotà (Colombia).
La donna minturnese indossa diversi vestiti a seconda dell’occasione: il più ricco è sicuramente il “vestito da sposa”, che veniva donato dalla suocera (usanza ancora viva in Minturno); il “vestito da gala o della festa”, meno ricco del precedente ed infine il “vestito campagnolo” molto semplice, utilizzato per la vita nei campi.
La “Pacchiana” impressiona subito il turista per una specie di “tovaglia” inamidata e ornata di pizzo di filo e piegata in modo caratteristico quasi monacale e fissata con uno spillo ai “tunni”, sorta di treccioni di capelli, che si possono vedere sporgere al di sopra del capo.
La seconda caratteristica è la bianca camicia dalle braccia finemente pieghettate e gonfie sul gomito da sembrare due ali spiegate al vento.
Il bellissimo “corpetto”, una specie di duro busto, elegantemente e variamente infiorato con ricami in oro e la sovrastante scolla di seta anch’essa ricamata in oro prendono il nome di “remmuto” che veniva cambiato a seconda delle ricorrenze storico – religiose.
La scolla viene fermata dalle fettucce degli eleganti zinali o grembiuli, uno anteriore munito di una piegolina o “pattina” e l’altro posteriore caratteristicamente piegato ad angolo ed entrambi ornati di gallone d’oro. Essi nel contempo sostengono anche la “sanaca” o gonna di lana o di fustagno anch’essa ornata di galloni d’oro.
Tar i due zinali dal di dietro scende la “pagnuccia” di colore rosso, la quale viene scorciata e rappresenta la purezza della giovane sposa mentre nelle altre occasione veniva ripiegata a metà e assumeva l’aspetto che ancora oggi è possibile ammirare sulle belle e rubiconde Pacchiane di Minturno.
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